Predicazione del Pastore Antonio Adamo 

per il culto del  30 ottobre 2011

Marco  1: 32- 39

32 Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati; 33 tutta la città era radunata alla porta. 34 Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demòni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano. 35 Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava. 36 Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; 37 e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». 38 Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». 39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando demòni.

 

 

 

Care sorelle e cari fratelli, nel Signore,

                      Marco ci racconta la prima giornata pubblica di Gesù a Capernaum. Due elementi desideriamo rilevare: guarigioni e predicazione. Alla parola liberatrice si accompagna il segno liberatore. Dopo il proprio battesimo, il tempo nel deserto e l’arresto di Giovanni il Battista, Gesù parte per la Galilea e il Vangelo ci informa che Egli predicava la buona notizia di Dio: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio si è avvicinato, ravvedetevi e credete all’Evangelo”. La descrizione del primo giorno trascorso a Capernaum è lo sviluppo delle premesse. Gesù lotta contro il male che stringe d’assedio l’umanità; Egli compie l’opera con la Parola e con le guarigioni. Nella sinagoga ha predicato, stupendo molti per l’autorevolezza del suo insegnamento, in mezzo alla folla come nelle case private ha sconfitto la malattia e la sofferenza. Egli che ha parlato non lascia la parola ai demoni. Gesù è l’avvicinamento del Regno di Dio. Gesù è il Regno di Dio, perché, nel mistero della Rivelazione, Dio è il Regno.

Ora, questo mistero è palese ma non compreso. Al mattino, mentre era ancora buio Gesù cerca un luogo di silenzio e in solitudine prega. L’espressione di Marco al mattino mentre era ancora buio ha un tono semplice in un linguaggio popolare, che ha un riscontro anche in alcune espressioni dialettali. I discepoli si mettono sulle sue tracce, perché tutti lo cercano.

Ci stupisce la decisione di Gesù di andare altrove. Egli ha fretta di incontrare altre persone, di proseguire la sua missione di annuncio del Regno con segni e parole. Gesù ha suscitato nelle persone emozioni di grande attesa.

I sofferenti di Capernaum sono l’immagine dell’umanità, tuttavia, essi sembrano più colpiti dai segni che dalle parole, perché nel dolore cerchiamo una soluzione immediata, non importa quale, purché la sofferenza scompaia, e il problema sia, anche solo per poco tempo, allontanato da noi. Gesù va altrove; non ci sono in tale decisione né giudizio né stanchezza; bisogna raggiungere tutti. Bisogna anche evitare di lasciarsi limitare in un ruolo prodotto dalla valutazione delle apparenze. Nessuno comprende la decisione di Gesù, forse neppure noi a distanza di duemila anni. L’azione di Gesù è stata un successo e lui se ne va, proprio mentre tutti lo cercano!

Io credo che noi al suo posto saremmo molto probabilmente rimasti, come pure i suoi discepoli. L’urgenza è legata all’annuncio del Regno di Dio ovunque, l’altrove non è fuori del mondo, ma è dentro il mondo, nell’ampliamento dell’area di annuncio. Il tempo è giunto e la buona notizia di Dio deve essere recata anche a costo d’incomprensioni e delusioni. C’è un centro dell’opera di Gesù che si pone come prioritario: annuncio. Marco usa il verbo del messaggio, del Kerygma. Il messaggio ha bisogno di nomadi, di uomini e donne di questo mondo che hanno la consapevolezza di appartenere anche a un altrove.

E’ il nomadismo dell’esistenza del testimone del Regno di Dio che è messaggero; il messaggero va, non diventa mai stanziale, non appartiene definitivamente a un mondo: ha anche un’altra cittadinanza: quella del Regno di Dio, in cielo. Nella Riforma il Signore si è servito di uomini e donne che hanno abbandonato le sicurezze della dottrina ufficiale, consolidata e lecita. Essi hanno scoperto che c’è una Parola che non si accontenta dell’esteriorità, ma che va in profondità nel cuore del mondo. Una Parola che ci porta altrove, che può recarci sconfitte ed esporci al pericolo della precarietà nel mondo, che non amerà neppure la nostra storia. La storia dei testimoni è spesso evento di martiri sconfitti oggi e talvolta dimenticati.

Eppure basterebbe sapere sfruttare le buone occasioni; Gesù non lo fa, lascia le buone occasioni del successo a Capernaum e va altrove per continuare la sua predicazione con parole e segni.

Oggi noi viviamo in un mondo che cerca visibilità ad ogni costo. Nelle nostre società attuali, che rapidamente creano e distruggono informazioni, eventi, personaggi, successi rapidissimi e rapidissimi tramonti, ognuno aspira a lasciare un segno. E’ umano e comprensibile, ma non è detto che sia virtuoso.  Anche noi abbiamo talvolta simili aspirazioni, perciò sogniamo di mettere nel mondo radici profonde. C’è un successo cui aspirano le religioni: il possesso del consenso, che si trasforma in dipendenza dai bisogni degli altri. Chi ama Dio e il prossimo cerca la liberazione degli altri conducendoli all’età adulta e si oppone alla riduzione degli altri alla condizione di dipendenza. La Riforma ha rimesso al centro la fede in Dio e nella sua Parola. Ha annunciato il messaggio di Gesù che ha liberato il corpo e l’anima. Nel grande frullatore odierno di tempo spazio ed esistenza, occorre una predicazione che ci spinga verso un altrove di Dio, una frontiera che ci attrae e ci libera dal costante presente. L’essere umano è schiacciato dal peso di un meccanismo che lo blocca nel presente, senza passato e senza futuro. La pienezza della vita richiede esperienza e speranza. L’Evangelo ci rimette in cammino, crea distanza dal passato ma senza oblio, costruisce ponti con il futuro ma senza la vorace passione di chi vuole possedere l’esclusiva degli orizzonti.

Accogliere senza possedere, restituire alla libertà senza respingere, amare senza soffocare. Liberi perché non siamo schiavi ma figli di Dio: tutti e tutte. Gesù annuncia con segni e parole, salva e libera e poi riparte e va altrove, la sua meta terrena è la croce, la meta ultima è l’estrema rivolta contro la morte che Dio ci offre:  la risurrezione.

 Amen .

Antonio Adamo