
Predicazione del Pastore Antonio Adamo
per il culto del 13
giugno 2010
Efesini 2:17-22
17 Con la sua venuta ha
annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano
vicini; 18 perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito
19 Così dunque non siete
più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della
famiglia di Dio. 20 Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli
e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, 21 sulla quale l'edificio
intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. 22 In lui voi pure entrate
a far parte dell'edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello
Spirito.
Care sorelle e cari
fratelli, nel Signore,
si è appena conclusa
l'Assemblea ecumenica di Edimburgo, nel centenario della prima Assemblea del 1910.
L'evento si colloca in un mondo molto diverso da quello della Prima Assemblea:
la speranza di iniziare un processo di comune evangelizzazione del mondo si è
realizzato soltanto in parte e spesso in modo molto problematico.
L'orizzonte dell'Assemblea Missionaria del
1910 appariva annunciatore di possibilità mai intraviste prima. Soltanto la
bufera della prima guerra mondiale restituì a tutti l'amara
constatazione di un mondo duramente diviso e tragicamente in conflitto.
Gesù Cristo costituisce l'unica speranza
per l'umanità che cerca una pace profonda e ampia, che sappia abbracciare ogni
latitudine e longitudine dell'esistenza degli esseri umani. Giudei e stranieri,
in Cristo, sono coinvolti in un insperato evento di grazia. L'azione di
riconciliazione è opera esterna alla nostra volontà, è un evento che noi non avremmo mai potuto realizzare. Abbiamo ricevuto una nuova
cittadinanza, che supera ogni frontiera, siamo concittadini dei santi e membri
della famiglia di Dio. In due dimensioni differenti siamo associati alla
medesima beatitudine. L'opera di Dio in Cristo è un evento che non può essere
cancellato, rimane un segno nel presente con cui dobbiamo sempre confrontarci.
Anche se preferiamo
la difesa delle nostre identità confessionali o denominazionali
quasi con la stessa caparbietà con cui si reclamano identità nazionali o
ideologiche e culturali, rivelando ancora una volta uno smisurato amore per noi
a scapito dell'amore per il Signore e per il prossimo, la pace realizzata
dall'opera del Salvatore non svanisce. La predicazione di Gesù Cristo figlio di Dio e nostro Salvatore è un'immagine indelebile
che vanamente gli esseri umani cercano di cancellare. Oggi ci chiediamo ancora
qual sia il fondamento degli apostoli e dei profeti e
dove si possa trovare la pietra angolare nei singoli edifici confessionali.
L'apostolo fa
derivare il contenuto della predicazione apostolica e profetica direttamente
dalla misura di Cristo. Gesù rimane il termine di paragone immutabile e
sempre attuale, mentre tutto il resto passa e muore.
I credenti sono parte
dell'edificio che è dimora spirituale di Dio. La Chiesa universale trascende le particolarità, infatti, nessuno può presumere
un assoluto primato di possesso della verità. L'immagine della Chiesa che qui
appare quale gloriosa costruzione si può considerare tale soltanto se è fondata
su Cristo ed è attratta dal Cristo.
Siamo figli e figlie dell'evento di Dio per
noi. Prima di ogni nazionalità o appartenenza umana i
cristiani e le cristiane sono chiamati a riconoscere la cittadinanza del Regno
di Dio che c'è stata donata. Non dobbiamo conquistarla, imperla, negarla,
usarla a nostra discrezione, ma viverla come il dono che ci permette di essere anche nel nostro tempo ambasciatori di Cristo nel
mondo che viaggia nel tempo.
Ogni volta che cerchiamo di mutare il senso
originale dell'evento salvifico del Cristo, ci esercitiamo
a minare l'edificio spirituale del Signore. Ancora una volta non sappiamo
distinguere tra riforma e rinnovamento. La riforma si lascia trasportare dalla
Parola, si pone in attento ascolto, apre bene le orecchie; il rinnovamento
coglie le modalità della testimonianza, aggiorna linguaggi e forme e corre il
rischio di importare la logica del mondo nell'ambito della logica
di Cristo.
II movimento ecumenico ha
a cuore il collegamento, la comunione fra le chiese attraverso Cristo. Noi
Cristo lo vogliamo a totale nostra immagine e soprattutto in esclusiva. Ci
scandalizziamo delle ingiustizie del mondo, mentre siamo noi i primi a volerle
mantenere nei mille volti degli assoluti ecclesiastici, nel desiderio di
possesso del primato, qualunque esso sia. Come il mondo, anche noi siamo
tentati di correre per possedere, persone e coscienze. Calvino nel suo
commentario ci ricorda che siamo tabernacolo di Dio
insieme.
Ecco la difficoltà, insieme; ecco la
speranza, di Dio. Amen .
Antonio Adamo